mercoledì 12 marzo 2014

Roma ( Maggio 2013)

Roma che splende, mia Roma padrona del mondo.
 Gli ulivi su questa collina sanno quello che noi non vediamo che in ombre, i fiori morti di quello che è stato. Terra di fuoco estirpa l'odore più intimo di questo maggio.
 E' su questa collina che sono passati i sandali rotti del mercante di sale, lui che arse la pelle sulla sabbia nera e si  asciugò come un' alga che essicca alla salsedine.
E' su questa terra che ha vibrato la ruvida cavigliera del servo, che con il sole allo zenit camminò attraverso il Foro cercando una spezia d'oriente.
 Qua, all'ombra dei fianchi di quest'albero, aspettava il ventre tondo di una donna che irretiva i passanti-venite, venite a provare un buon vino- e si concedeva per due sesterzi- aveva due lunghe trecce, se le faceva al mattino con foglie d'ortica, ma nessuno gliele guardava, le trecce.
 Noi ci sediamo qui, con il nostro peso, con il nostro essere presente, e non sappiamo che lì, dove oggi si è arenato un sassolino grigio, cadde la goccia di sudore di un bottegaio campano, che vendeva portacipria e specchi di bronzo, che aveva  la barba nera come un vulcano, .

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