mercoledì 12 marzo 2014

--Novembre 2012--

Tracce di fantasmi si potevano vedere chiaramente nei contorni viola degli occhi, borse di pelle piene di sonno. Nello sguardo nebuloso del signor Tagliapietra era meglio non inciampare.
Fumava quasi sempre- era raro sorprenderlo senza un mozzicone in bocca o strozzato fra le dita- e ad ogni tiro che aspirava la sigaretta si consumava, indietreggiava, rimpiccioliva, e con lei anche il signor Tagliapietra pareva farsi più piccolo e smussato.
Quando stava per arrivare una tempesta, e le acque della laguna si gonfiavano come lenzuola al vento, egli usciva dal suo negozio tenendosi la gamba destra, guardava in alto e diceva che se lo sentiva fin nelle ossa,lui, che per le quattro del pomeriggio avrebbe piovuto di certo.
La mattina, di buon ora, il signor Tagliapietra alzava le serrande del suo negozio, che stava proprio al limitare di Calle dei Botteri, lì dove il vicolo si apriva sul Canal Grande. Dalle finestre dell’appartamento, che distava dal negozio non più di cinque metri e tre piani dal suolo, potevo distinguere nettamente la processione d’apertura ( prima, dal silenzio dell’alba, si sentivano le scarpe del signor Tagliapietra, toc, toc- portava ancora le vecchie scarpe con le suole in legno- poi si fermavano i passi, e qualche volta che sbirciai oltre i vetri lo vidi che si piazzava di fronte al suo negozio, aspirava dalla sigaretta, guardava la nebbiolina sul canale, e poi gettava il mozzicone e ci faceva roteare sopra la punta del piede; a questo punto il signor Tagliapietra cercava le chiavi nelle tasche, tin tin tin, issava la serranda frantumando il silenzio, e si chiudeva alle spalle la porta del suo negozietto, lasciando dietro di sè uno scampanellio).
Il signor Tagliapietra non amava parlare, non amava i curiosi che si spingevano sino alla fine delle calle, non sopportava i turisti che fotografavano la sua vetrina- e tanto meno quelli che gli chiedevano di fare una foto assieme a lui- in realtà, non credo che gli piacesse nessuno in generale, men che meno i suoi clienti. Io non ci avevo mai parlato, ma mi piaceva osservarlo e vedere i suoi lavori. Mi piaceva anche l’odore di colla da tappezziere che usciva sempre dalla sua bottega, il suono ruvido e polveroso della sua voce, il rumore della pialla sul legno. Il signor Tagliapietra faceva maschere. Delle bellissime maschere Veneziane.


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