Era come guardare un uomo negli occhi e vederne gli abissi più profondi. Così io guardavo l’acqua sciogliersi come musica e fluire tra le correnti del fiume, e poi, ecco il fondo sabbioso, come fosse una sorpresa messa lì appositamente per il mio diletto. Il freddo era così intenso, ed il silenzio così pulito ed il tempo così etereo ( non più composto da quegli untuosi minuti obesi con le palpebre stanche che si trascinano mollemente, ma leggere creature che si perdevano fra i rami, inconsistenti, senza peso, tanto che non avrei saputo dire se il tempo stesse ancora passando o se si fosse fermato). Chiacchieravo con il Gelo- mi faceva sempre sorridere quel suo modo delicato di intrecciare le nappe della sciarpa con un soffio di vento- ed il Silenzio si appoggiava alla balaustra del ponte, girava la testa leggera e mi guardava, piegandola indietro e inarcando appena gli angoli della bocca. Dimenticavo. Guardavo le pareti di nebbiolina bianca da un capo all’altro del ponte, ed esse non rispondevano, se ne stavano lì appese tra i rami. Il confine del mondo. Nulla esisteva più varcate le nebbie del ponte, tutto ciò che esisteva era lì.
Nessun commento:
Posta un commento