Non aveva nulla. Nulla di più di quello sgangherato cesto di
vimini con qualche panno e i ferri per lavorare a maglia. Certo aveva anche un
paio di occhiali, sempre incerti sulla punta del naso, ed ogni tanto se li doveva
spingere su con le dita per vedere meglio i suoi intrecci di lana.
Se ne stava all’angolo della strada, dalla mattina fino alla
sera, dondolandosi sulla sua sedia sfilacciata.
“ Lo vuole un bel cappello di lana?” chiedeva ad i passanti,
senza mai alzare lo sguardo dai suoi lavori, ma solo prendendo tra i nodi delle
sue vecchie dita qualche banconota se qualcuno si fermava da lei.
Quando ormai si era fatta sera e ad ella non bastava più
nemmeno la luce dei lampioni, raccoglieva i suoi stracci e le sue ossa stanche
per rimettersi in cammino, seguendo ombre di luce.
Si appoggiava con il fianco ai muri, per capire bene dove
andava, che quei muri lei li conosceva come le sue tasche.
Così, passo dopo passo, la vecchia raggiungeva la spiaggia,
e si assopiva intirizzita dal freddo, con solo uno scialle raggomitolato sul
grembo, e la presenza insistente della sua inquietudine.
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