venerdì 17 dicembre 2010

Neve

Avevano detto che oggi avrebbe nevicato, così ieri notte ho aperto la finestra per cercare nell'aria il sapore di neve. Gelido vento invernale, nuvole laggiù all'orizzonte, quel non so che di fondo, come se il buio portasse nascosta tra le braccia una luce gli si stringeva al petto e che egli proteggeva come  fosse un bambino.  Stamattina in classe scrutavo il cielo. cielo denso. Sussultavo vedendo qualsiasi cosa lo attraversasse : foglie che si lasciavano cadere, insetti pigri  che ronzavano vicino le finestre, fini granelli di polvere. 
Alla fine, come una nota che nasce dal silenzio, ecco il primo piccolo fiocco di neve. Tornando a casa non facevo che sorridere. Ma la gente a volte è morta. Un signore stava arrivando dalla parte opposta del marciapiede e mi ha vista.. mi ha sorriso!  E' bello incontare qualcuno che per strada non ti guarda con diffidenza se sorridi.

giovedì 16 dicembre 2010

Pomeriggio al confine

24 gennaio 2010
Mi riempio di questa luce e di questo cielo, del freddo di gennaio, del sellino della bici che scricchiola.
Il vento smuove la polvere sottile sulla terra del parcheggio.
Il sole d'inverno, che dà quel sapore diverso all'aria, l'asfalto freddo, la ringhiera e le rotaie arruginite annegate nella ghiaia.
Le ore si rincorrono ma io resto qui a pensare.
Come una foto scattata, che impasta le sensazioni con i colori, e in pochi secondi trasforma un momento che era tuo in un ricordo.
Respirare, sezionando meticolosamente tutti gli odori portati dal vento.
Arrivare molto più in là di dove la mente è capace di andare.
Perdersi in un cielo che tutto il mondo sta ignorando.
Senza sapere più chi sei, da dove vieni, e dove vuoi andare. Annulando ogni cosa che si pensa di conoscere, e riinventandola.
Confondere i tuoi battiti col tamburo della terra.
Diventare la strada, il pino, il fiume.
Assistere al momento in cui si chiudono le tende del sipario e cala il buio.
Camminare isolando ogni suono, perchè sia il rumore dei tuoi passi a scandire il tempo.
Tornare a casa, assediata dal buio,entrare in camera.
Premere un bottone, e risvegliare la luce.

mercoledì 15 dicembre 2010

Sabato 29 Maggio 2010

Ore 19.06
Questo nuovo lato di me l'ho scoperto oggi.
La possibilità di inglobare me stessa dentro me stessa, scivolare nelle cose. La mente sta collassando seguendo un epicentro che pulsa. La pelle è diventata famelica.
Scoppierò? Sto divorando e bevendo tutto con lo sguardo, divento sempre più pesante. Forse è per questo che mi sembra di scoppiare. 
Ho la netta sensazione di potermi squagliare da un momento all'altro, i piedi potrebbero fondersi col pavimento, lo so. Mi  sono guardata le mani: non sono niente di più che foglie ormai.
Il cuore... il cuore vuole uscire, sento che potrebbe schizzarmi fuori dalla bocca anche adesso. Ho paura. Mi sta divorando l'ansia: la  sento scavare, come una lupa  digiuna che cerca prede nella neve digrignando i denti bianchi.
Assurdo... assurdo.  Voglio andarmene. Si, voglio andarmene in barca, su una piccola barchetta a motore che fende la nebbia . Così potrei liquefarmi e lasciare l'ansia sul fondo, legarla stretta e gettarla nell'acqua di piombo. Sorriderei guardandola affondare, con la sua faccia multiforme rivolta verso la mia e verso il cielo.


Tutto comincia da qui

Mi accorgo che tutto ciò che ho scritto fino ad oggi è talmente pieno di retorica che mi si impasta la bocca a leggerlo. E' così poco vero. E invece io voglio scrivere della verità,imperfetta e bella com' è. Io voglio liberarmi da questi meccanismi usurati, ormai banali e consunti. Devo trovare la mia verità. Esce solo ogni tanto, all'improvviso, come quando scrissi della gente a Venezia. Non era forse vero fino all'osso il modo in cui affrettavano il passo? Quegli sguardi erano veri da far venire le vertigini. Datemi qualcosa di vero, ne ho bisogno. Mi sento affogata nel prevedibile. Devo estirpare da me, come fa un esorcista, la banalità. Tutta questa viscida banalità e routine delle espressioni, queste immagini viste e riviste, ormai sbiadite e senza più luce mi danno la nausea. Ecco, è là alla fin fine il problema.. quella sensazione che leggendo Sartre ha preso un nome. Quel libro è chissà dove nella camera di Daniele... beh, ovunque sia ha l'impronta del mio sudore. Nausea. Starò impazzendo. Però è così che tutto comincia: quando la nausea torna c'è un nuovo viaggio in programma. Tutto comincia da qui.

martedì 14 dicembre 2010

torna

Alle volte mi addormento e dimentico chi sono. Alla fine però, non so grazie a chi, arriva sempre un segnale, e mi toglie il sonno come stanotte. E' allora che torna tutto in mente, d'un fiato, e bevo un po' dei miei ricordi. Stanotte la creatura si è svegliata nel mio petto.